B come Betulle, B come Balena, Guido Adaglio - T.O.E. Art Market
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Original Art for sale | Painting

Guido Adaglio
Italy

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B come Betulle, B come Balena
Acrilico su tela/2023
cm 120x40x5
Price 450 €
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B come Betulle, B come Balena Il caso genera l’arte, l’arte genera il caso. Betulle e Balena le due parole sorteggiate per il secondo dipinto. Ma voglio partire da un’altra parola (anzi due) che mi sono state suggerite, contenute in un detto piemontese: Coma na barca ant el bòsch. È un modo di dire che le cose non vanno bene, che si è fuori posto proprio Come una barca nel bosco. La risposta, al classico Come va?, è sconsolata ma, in questa visione improbabile mantiene una sottile ironia che emerge come un piccolo raggio di sole dalla nebbia. Nel quadro invece di una barca troviamo un gonfiabile finito in un bosco, uno scenario inverosimile con le betulle, piante eleganti, vestite della loro livrea bianca striata di nero che svettano esili verso il cielo in cui si è incastrata la grossa balena di gomma. Le betulle simboleggiano la primavera, la giovinezza, la gioia e a loro, Pablo Neruda, ha dedicato una poesia che inizia così: Come la pelle della betulla sei argentea e odorosa, devo contare sui tuoi occhi per descrivere la primavera. Ma nonostante questa bellezza decantata, sono troppo secche, filiformi, alte e inutili, meglio un castagno o una solida quercia. La balena che è invece simbolo di rinascita emotiva e il suo caratteristico richiamo rappresenta la necessità di connettersi con gli altri e riscoprire i valori della comunità, è da sempre usata in maniera distorta e scordando la regale eleganza di questo mammifero, per descrivere una persona particolarmente grassa e tozza. Questo quadro diventa quindi occasione per soffermarci su un problema che esiste da sempre e che, negli ultimi anni, sembra aver avuto un’impennata a causa della crescita dei modelli perfezionistici che la società ci impone: la dismorfofobia. È la percezione distorta della propria immagine corporea dove, l’ossessione per un difetto, a volte anche minimo, a volte inesistente, può causare un disagio significativo e un impatto negativo sulla qualità della vita. Ancora una volta l’accusa è per questo mondo moderno in cui la bellezza è spettacolarizzata, massificata, mercificata, in cui il nostro apparire è sotto il duro giudizio dell’altro, giudice e inquisitore che decreta il nostro diritto a vivere o la nostra condanna a nasconderci. È importante ricordare che la bellezza è un concetto soggettivo e che ogni individuo è unico e prezioso a modo suo. Dobbiamo sforzarci di abbracciare la diversità e di riconoscere che non esiste un unico standard di bellezza. Dobbiamo vedere quel raggio di sole tra la nebbia e riprenderci la nostra coscienza, staccare le etichette che ci vengono apposte per stereotiparci e cancellare la nostra vera identità. Non sentiamoci più fuori posto.