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THINKING SHAPES - T.O.E. Art Market

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“THINKING SHAPES” curated by Ilaria Bignotti
THINKING SHAPES
Le motivazioni che determinano la selezione delle oltre sessanta opere di pittura, scultura e fotografia all’interno di questa seconda Collezione sono da ricercarsi in un certo senso nelle tematiche poste nella precedente, dal titolo BLURRED. In quella, avevo cercato di definire una motivazione e una metodologia di indagine retrostanti a tutte quelle opere, ivi presenti, che ponessero in luce il problema della sfocatura, del diafano, dell’immagine mossa e dell’aniconico inteso come magma in movimento ed evoluzione, superficie tumultuosa dove il confine si discioglie nell’indeterminato. Una tecnica o meglio tante declinazioni che si radicano in e sono metafora di una situazione del vivere contemporaneo, dominata da profonde incertezze e prospettive sfocate. Parlare di THINKING SHAPES oggi significa allora verificare, da un lato, come gli artisti, nel corso di oltre settant’anni di ricerche, abbiano continuato a porre al centro della loro opera il problema della forma, intesa come processo di costruzione mentale e come potenziale nucleo aperto a innumerevoli germinazioni eidetiche che sempre necessitano dello sguardo dello spettatore e della sua esperienza percettiva e cognitiva. Come si noterà, gli artisti selezionati appartengono infatti sia alla straordinaria stagione del secondo dopoguerra, da Bruno Munari ad Antonio Calderara ad Achille Perilli, ai linguaggi cinetici, da Garcia Rossi a Costalonga, con uno sguardo particolarmente rivolto alle ricerche visuali dell’est Europa dove nel 1961 venne fondato quel movimento internazionale di “Nuove tendenze” (nove tendencije) destinato a riportare in auge i linguaggi astratti e costruttivisti di primo Novecento e a porre le basi una nuova progettazione totale e democratica, sia alla contemporaneità, cercando appunto di verificare, nelle generazioni attuali, il persistere di queste ricerche e le peculiari e attuali riletture o, anche, i necessari tradimenti e deviazioni. Ma parlare di THINKING SHAPES significa, anche, osservare come il problema della forma abbraccia il processo di definizione della stessa, e quindi della sua persistenza – o meno – nello spazio e nel tempo, e in relazione ai materiali e alle tecniche utilizzati. Shape, del resto, significa sia forma in quanto immagine che si definisce in relazione allo sguardo che la riconosce, sia aspetto e sembianza, sia anche struttura che la forma stessa sorregge e definisce. In questo senso le opere qui presenti dimostrano come le generazioni attuali continuino a porre il problema, lavorando sia con manipolazioni processuali dei materiali, da Papuli a Ronci; altri artisti, quali Carlo Colli e Giovanni Lombardini, mettono in discussione la possibile esattezza della costruzione della shape e lavorano al limite, riscoprendo la manualità o forzando il confine; altri ancora, come nel caso di Pawel Wasowski, se da un lato ripercorrono i passi compiuti dai maestri, in primis Victor Vasarely, dipingono Templi optical ragionando sulla piaga della pandemia. In tutti i casi, che si tratti di una forma nata dal groviglio delle mani che ripetono il gesto (da Scanavino a Inselvini a Hiraoka) o da un tentativo di emulare la perfezione del reale attraverso gli ingranaggi e gli inganni del dipingere (Krysta), sempre gli artisti al fruitore si rivolgono, coinvolgendoci nel viaggio sorprendente che dalla forma ci permette di entrare nelle profondità della mente, alla ricerca del mistero dell’arte e delle sue manifestazioni.

The reasons behind the selection of these, more than sixty, painting, sculpture, and photography artworks, have to be searched, somewhat, within the themes posed in the previous Collection, named BLURRED. On that occasion, I tried to define a reason and a research methodology behind all those artworks that highlighted blurring, diaphanous, and aniconic, understood as magma in movement and evolution, a rough surface where the border dissolves in the indeterminate. A technique, or rather many declinations taking root in –and are metaphors of- a situation of contemporary living, dominated by deep uncertainties and fuzzy perspectives. Talking about THINKING SHAPES today means verifying how artists kept on posing the problem of the shape at the center of their works - over more than seventy years of research, intending it as a process of mind construction and as a potential core open to countless eidetic germinations that always need the spectator’s view and his perceptual and cognitive experience. As you will notice, the selected artists belong, indeed, either to the great season of the second post-war period, from Bruno Munari to Antonio Calderara and Achille Perilli, either to kinetic languages, from Garcia Rossi to Costalonga, with a look at the visual researches of East Europe -where the international movement of “New tendencies” (nove tendencije) was founded on 1961, destined to bring the abstract and constructivist languages of the early twentieth century back into vogue and to lay the foundation for a new total and democratic design-, either to contemporary, trying to verify, in the present generations, the surviving of these researches and the peculiar and present re-readings or necessary betrayals and deviations. But talking about THINKING SHAPES also means observing how the shape embraces the definition process of the shape itself, and so of its persistence –or less- in space and time and related to used materials and techniques. Shape, after all, means both images that define themselves related to the glance that recognizes it, both appearance and semblance, and structure that the form itself supports and represents. In this sense, the present artworks demonstrate how current generations keep on posing the problem, working with procedural manipulations of materials, from Papuli to Ronci; other artists, as Carlo Colli and Giovanni Lombardini, question the possible accuracy of shape construction and work on the edge, rediscovering manual skills or forcing the boundary; others as in the case of Pawel Wasowski, if on the one hand, they retrace the steps taken by the masters, first and foremost Victor Vasarely, they paint optical temples reasoning on the plague of the pandemic. In all cases, that it is a form born from the tangle of hands that repeat the gesture (from Scanavino to Inselvini to Hiraoka) or an attempt of emulating the perfection of reality through the gears and deceptions of painting (Krysta), artists still speak to the user, involving us to the surprising journey that from shape let us entering to the depths of the mind, in search of the art mystery and its demonstrations.
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