Mi sono dimenticata di dirti - T.O.E. Art Market
T.O.E. Art Market supports artists and galleries all over the world. Discover the artworks

Mi sono dimenticata di dirti - T.O.E. Art Market

T.O.E. Art Market, the new online marketplace to buy and sell art, find the original paintings, fine art photographs, and drawings such as a museum of modern art and contemporary art. T.O.E. Art Market will allow you to enter directly into the modern art and contemporary art market through a vast worldwide network of Artists, Buyers, Art Lovers, Art Advisors, Art Dealers, and Galleries. T.O.E Art Market is the best place to see artworks and art for sale online.

Original Art for sale | NEW CREAM

“Mi sono dimenticata di dirti” curated by Elisa Muscatelli
Mi sono dimenticata di dirti
Mi sono dimenticata di dirti è il titolo di una collezione di opere diafane, alla ricerca di un assist per appoggiarsi e narrare nuove storie. Si tratta di dipinti, sculture, opere di artisti istituzionalizzati ed emergenti, che dialogano tra di loro in modo apparentemente incomprensibile. La selezione degli artisti si basa su un concetto orizzontale e democratico, in cui ogni opera è portatrice di un messaggio che si realizza e diventa interessante grazie al continuo confronto, scambio e riflesso con l'ambiente circostante. La completezza delle opere scelte risiede proprio nella loro capacità di privarsi di una parte di se stesse per lasciare posto a un nuovo spazio in cui essere ospitate. All'interno della collezione l’esuberanza estetica di Christo, il cui nome riporta subito alla mente le grandi installazioni urbane, cui l'ultima all 'Arc de triomphe de l'Étoile, si confronta con le sottili cancellature di Emilio Isgrò, presenti nei più grandi musei contemporanei, ma anche nei nostri libri, in quelle frasi che abbiamo voluto mettere in evidenza perché celavano qualcosa che ci eravamo dimenticati di dirci. E ancora, la parte mancante della foglia d'Ivana Adaime Makac che sembra essere nata dal bozzolo chiuso di Junpei Hiraoka, gli specchi di Michelangelo Pistoletto, che si appropriano di un layer aggiuntivo, non più riflesso dell’artista e dell’osservatore, ma eco delle opere circostanti. Artisti emergenti che competono con il loro silenzio con alcune delle figure che più hanno segnato il linguaggio dell’arte contemporanea. Le opere selezionate forniscono così una prospettiva sul dialogo e sul silenzio, paradossalmente chiassoso tra generazioni, confini geografici e medium differenti. Alcuni dialoghi emergono attraverso la superficie materica in superficie, come nel caso di Valentinaki, altri, come gli appunti mentali di Lorenzo Fiorentino segnati sul muro, disegnano mappe che guidano in una vita altrui, senza dare sicurezza della destinazione di arrivo. La dimensione della sospensione viene resa esplicita nelle opere di Camilla Alberti, Andrea Francesco Luigi Granchi, Jelena Petrovic Lokovic, Yolande Harris, che nella loro astrazione di paesaggio riportano luoghi segnati dal tempo e dalla memoria, faticati nel raccontare la loro genesi. E ancora, le figure di Thomas Berra e Mauro Olinari, rimangono in attesa di qualcuno che conferisca loro il dono della parola, per poter spiegare il caotico della tela. A volte le storie vengono interrotte dalla texture, come in Angela Viola, Rachele Maistrello e Beatrice Taponecco, che con il taglio e la ripetizione introducono a un loop di forme e colori, incapace di mettere un punto di fine al dialogo, altre volte invece, proprio l’elemento del colore e della forma, come in Piero Gilardi, Debora Garritani, Guido Sarti e Sofia Fresia, creano simboli capaci di narrare storie infinite. Narrazioni che cambiano con noi, e rilette nel tempo, assumono sempre più stratificazioni. La mancanza, l’interruzione del discorso e il volutamente “non detto”, è il filo conduttore delle opere, che staccandosi dall’etichetta di arte d’arredamento privano parti di se stesse cercando nido per proliferare nell'astrazione di un prossimo osservatore.

“I forgot to tell you” is the title of a collection of diaphanous artworks in search of an assist for leaning on and narrating new stories. It is about paintings, sculptures, artworks of emerging and institutionalized artists, speaking to each other in an apparently not understandable way. The selection of artists is based on a horizontal and democratic concept, in which each artwork is the carrier of a message that takes place and becomes interesting thanks to the continuous comparison, exchange, and reflex with the surrounding environment. The completeness of the chosen artworks stays right in their capacity of depriving themselves of a part of themselves to give way to a new space where to be hosted. Inside the collection, the aesthetic exuberance of Christo, whose name recalls immediately the big urban installations, whose last one at the Arc de Triomphe de l'Étoile compares itself with the subtle erasures of Emilio Isgrò, present in the biggest contemporary museums, but also in our books, in those sentences that we wanted to underline because they hid something we forgot to tell us. And more, the missing part of Ivana Adaime Makac’s leaf that seems to be born from the closed cocoon of Junpei Hiraoka, Michelangelo Pistoletto’s mirrors appropriating an additional layer, not anymore a reflex of the artist and the observer but an echo of surrounding artworks. Emerging artists compete with their silence with some of the figures that most marked the language of contemporary art. In this way, selected artworks give a perspective on dialogue and silence, paradoxically noisy between generations, geographic borders, and different media. Some dialogues emerge in the surface through the material surface as for example, in Valentinaki, others, as for example, Lorenzo Fiorentino’s mental notes marked on the wall, draw maps guiding into other people’s lives, without giving security about the arrival destination. The suspension dimension becomes explicit in the works of Camilla Alberti, Andrea Francesco Luigi Granchi, Jelena Petrovic Lokovic, Yolande Harris that, in their abstraction of landscape, take back places marked by time and memory, tired in narrating their genesis. And again, Thomas Berra’s and Mauro Molinari’s figures stay in the waiting of someone that gives them the gift of the word to become able to explain the chaos of the canvas. Sometimes stories are interrupted by the texture, as in Angela Viola, Rachele Maistrello, and Beatrice Taponecco, that with the cut and repetition introduce to a loop of forms and colors, unable to put an endpoint to dialogue, other times instead right the element of color and form creates symbols able to narrate infinite stories as in Piero Gilardi, Debora Garritani, Guido Sarti and Sofia Fresia. Narrations changing with us, and that, reread over time, get more and more stratifications. The missing, the interruption of discourse, and the deliberately unsaid is the common thread of the artworks that detaching from the target of decorative art deprive parts of themselves looking for a nest to proliferate in the abstraction of a next observer.
Views: 1597

Share

The collection’s works