In risonanza - T.O.E. Art Market
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“In risonanza” curata da Francesca Calzà
In risonanza
La percezione umana del mondo è intimamente influenzata da uno stimolo preconscio e preindividuale, in perpetua “risonanza” con la realtà esterna. Una risposta spontanea a ciò che è di fronte a noi, un processo psicologico ed estetico connaturato alla percezione sensoriale. «In risonanza» vuole offrire una finestra sulla neuro-estetica e i suoi risvolti nell’arte contemporanea. A seguito della scoperta dei neuroni specchio è riemerso dai meandri dell’arte il termine empatia. Parola abusata quanto evitata nel presente, perché profondamente collegata ad un universo romantico riferito al passato, seppur insita nella natura umana. Il concetto di empatia come strumento di analisi della fruizione artistica riemerge nel contemporaneo attraverso la capacità di queste particolari cellule nervose di attivarsi per imitazione quando osserviamo qualcuno compiere un’azione, esattamente come uno specchio, esse riflettono ciò che «vedono» nel cervello altrui. Questo processo neurologico ci permette di comprendere e rivivere il comportamento degli altri e «sentirne» le emozioni correlate. Osservare un’opera d’arte ci consente quindi di cogliere gli aspetti legati alla sua realizzazione. Dinamica che può ripetersi anche nell’arte astratta, poiché le tracce della gestualità dell’artista sulla tela riecheggiano nello spettatore che percepisce l’azione non solo come una sequenza di movimenti «simulandola interiormente» ed attivando così il suo programma motorio, seppur in assenza dell’esecuzione effettiva degli stessi gesti. Nell'istante in cui un individuo osserva un'opera d'arte prende parte ad un’esperienza empatica con essa. L’atto di guardare ha il potere di causare un’immedesimazione che porta il fruitore a provare le «stesse» emozioni del soggetto o dell’artista. Meccanismo percettivo che non si limita alle arti tradizionali, ma si espande all’arte contemporanea. Difatti, l’empatia può essere indotta anche a contatto con un’opera astratta; in mancanza della figura umana l'input che aziona questo processo consiste nel movimento implicito nell’opera, nel colore, negli strappi, nei tagli o nei gesti che scalfiscono la materia. «In risonanza» costituisce uno sguardo fugace sull’immensa capacità di immedesimazione dell’intelletto umano, sia nella sua forma conscia che inconscia. Una semplice serie di immagini in grado di innescare quella che potremmo definire «empatia del riconoscimento». Sentimento di cui apprendiamo la forza osservando le sculture di Emanuela Giacco, nella serie «Nelle tue mani» la scultrice utilizza proprio la gestualità come tramite per comunicare. L’opera scelta «IN YOUR HANDS-WIN» non potrebbe sintetizzare meglio la soddisfazione di una vittoria esplicata per tramite di un gesto che tutti noi conosciamo e replichiamo fin dall’infanzia. Le mani da sempre protagoniste dell’atto del raccontare ci trasportano dentro una storia fungendo da ponte, quando qualcuno ti porge la mano l’istinto primario è quello di afferrarla. Barbara Visciano ci invita a conoscere i soggetti dei suoi quadri proprio attraverso una richiesta esplicita che passa attraverso le azioni dei protagonisti delle sue opere, i quali coinvolgono direttamente lo spettatore chiamandolo in causa. Mentre Tina Smeraldi sempre tramite le mani di chi è ritratto innesca un momento di silenzio dedicato alle fatiche della vita di Fatima, protagonista del ritratto. Analogamente alle fotografie di Flavio Di Renzo, dove il corpo diventa un mezzo espressivo essendo il collegamento tra mente e reale, com’è visibile in «Bodyscape», fotografia che rappresenta un processo di lenta transizione inevitabile per qualsiasi essere umano. L’atto di stendersi prefigura la fine, per ognuno di noi della giornata e per alcuni della vita, così una semplice azione quotidiana riesce a farci rivivere una sensazione drammatica di conclusione. La stessa intimità scorre nei quadri di Aleksandar Dimitrijevic che richiamando la scrittura, l’annotazione dei pensieri ci spinge a leggere i suoi diari visivi. Nel tracciare una linea si finisce inevitabilmente per dividere due aree fisiche o concettuali. La sola presenza di una linea netta innesca un senso di distacco, richiamando alla mente una separazione una sensazione di rottura che percepiamo come dolorosa. Davide Canali nelle sue fotografie restituisce una strappo, un confine insormontabile, che risuona in chi osserva. Così come in «Upside Down» di Dragana Stevanovic uno stato confusionale viene simulato nell’altro attraverso l’uso nel dipingere di entrambe le mani che creano un vortice caotico bloccando la naturale lettura dei movimenti da sinistra verso destra, generando quindi un senso di straniamento. Estraniazione dal hic et nunc che caratterizza anche «Love» di Selman Trtovac dove, anche in assenza del colore, con il semplice utilizzo di linee che intrecciandosi circolarmente vanno a fondere le sagome dei protagonisti è riprodotta l’energia tipica del bacio rivissuta vividamente dal fruitore che viene avvolto dalla sua forza. Eng_____The human perception of the world is intimately influenced by a preconscious, pre-individual state, in perpetual "resonance" with external reality. A spontaneous response to what is in front of us, a psychological and aesthetic process inherent in the sensory perception. "In Resonance" aims to offer a view into neuro-aesthetics and its implications in contemporary art. Subsequent to the discovery of the «mirror neurons», the term empathy has re-emerged from the meanders of art. A word overused and at the same time avoided in the present, because it’s deeply connected to a romantic imaginary referred to the past, although it’s part of the human nature. The concept of empathy as a tool for analyzing the artistic fruition re-emerges in the contemporary through the ability of these particular neurons to be activated by imitation when we observe someone perform an action, exactly like a mirror, they reflect what they «see» in someone else's brain. This neurological process allows us to understand and experience the behavior of others and «feel» the resulting emotions. Therefore, observing an artwork allows us to catch the aspects related to its making. It’s a dynamics that can be repeated even in abstract art, since the traces of the artist's gestures on the canvas echo in the viewer who perceives the action not only as a sequence of movements «simulating it interiorly» and so activating his motor program, even in the absence of the real execution of the same gestures. When someone looks at an artwork takes part in an empathic experience with it. The action of looking has the power to cause a sort of identification that leads the viewer to feel the «same» emotions of the subject or the artist. This perceptual mechanism is not limited to traditional arts, but it expands to contemporary art. Indeed, empathy can be induced also in contact with an abstract artwork. In the absence of the human figure, the input that starts this process consists in the movement implied in the creative process, in the color, in the cuts or in the gestures that scratch the material. «In Resonance» is a fleeting glimpse in the human being's ability to empathize, both in its conscious and unconscious forms. It’s a simple series of images capable of activating what we might call «empathy of recognition». Observing Emanuela Giacco's sculptures we appreciate the strength of this feeling, in the series «IN YOUR HANDS» the sculptress uses gestures as means of communication. The chosen work «"N YOUR HANDS-WIN» is able to summarize the satisfaction of a victory explained through a gesture that we all know and replicate since our childhood. Hands have always been the protagonists of storytelling, they transport us inside a story, when someone extends their hand to us the main instinct is to grab it. Barbara Visciano invites us to get in touch with the subjects of her paintings through an explicit request expressed by the actions of the people portrayed in her works, the viewer is directly involved, they call him into the painting. Whereas Tina Smeraldi always through the hands of those who are portrayed active a moment of silence dedicated to the protagonist of the portrait Fatima and her life full of labours. Flavio Di Renzo's photographs are similar, in his work the body becomes a medium of expression, a link between mind and reality, as is clearly visible in «Bodyscape», a photograph that represents a process of slow and inevitable transition for every human being. The act of laying down prefigures the end, for each of us the end of a normal day and for some of life, so a simple daily action is able to activate a dramatic feeling of conclusion. The same intimacy flows in Aleksandar Dimitrijevic's paintings that are inspired by the writing as a personal and intimate gesture, he notes down his thoughts and enables us to read his visual diaries. When we draw a line we end up dividing two physical or conceptual areas. The mere presence of a sharp line leads to a sense of detachment, triggering a feeling of rupture that we perceive as painful. Davide Canali in his work restores a wound, an insurmountable boundary, that resonates in the viewer. In a similar way «Upside Down» by Dragana Stevanovic simulates a state of confusion in the other through the use of both hands in the painting process creating a chaotic vortex which is capable of blocking the natural reading of movements from left to right, thus generate a sense of instability. It’s the alienation from the «hic et nunc» that characterizes «Love» by Selman Trtovac, here even without the use of color, with the simple usage of regular lines that intertwine to trace the silhouettes of the protagonists the typical energy of the kiss is reproduced vividly, relived by the viewer who is wrapped by its force.
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