IL MANIFESTARSI DELLA FORMA / MANIFESTING FORMS - T.O.E. Art Market
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“IL MANIFESTARSI DELLA FORMA / MANIFESTING FORMS” curata da Elisa Carollo
IL MANIFESTARSI DELLA FORMA / MANIFESTING FORMS
Le opere incluse in questa selezione dalla Lucca Art Fair presentano un simile approccio all'atto artistico, che lascia le forme manifestarsi liberamente, secondo quello che i moti pittorici, le masse di colore o il processo di creazione tendono a suggerire nel loro divenire. Per la gran parte di questi artisti ciò si traduce in un più tipico approccio gestuale e al contempo viscerale alla tela, che spesso implica un preciso impegno fisico volto ad attivare e sprigionare le energie dei colori come nella tradizione dell'espressionismo astratto qua rappresentata da un nome storico me Paul Jenkins o dagli aggressivi e quasi furiosi moti di Appel Karen, ma anche da nomi nuovi come Sandra Bertocco, Dragana V. Streganovic, Florence Solvay, Leonardi Ciccarelli, Juan Carlos Carmona, Maribel Baracelò, Marta Dunal o Sylvia Grauer. La scelta dell'astratto permette così di liberare il gesto pittorico dalla necessità di delineare, definire forme, divenendo semplice strumento tramite cui queste vengono a manifestarsi. Questo approccio si fa ancora più estremo però, quando tale processo implica un esperimento chimico sull'evoluzione e interazione dei materiali, come nel caso dell’affascinante ricerca di Stefan Milosavljevic: qui il pennello intriso di testosterone trasforma la composizione di bande cromatiche a pennarello per farvi scaturire un arcobaleno scomposto, testimonianza estetica di un processo chimico naturale e incontrollabile, alla base di comportamenti umani e sociali. Anche quando la scena si fa più definita come nel caso dell'artista serbo Goran Dragas, le silhouettes sembrano fluttuare in nebulosi moti cromatici di un'immagine ancora in divenire, sospesa in un flusso di suggestioni che l'andrà a plasmarsi poi solo nell'interagire con le memorie ed esperienze visive e personali nella mente dell'osservatore, al momento dell'elaborazione dell'immagine. Anche nell'opera di Françoise de Felice, Alba Dieni, Eliana Marinari e Giuseppe Inglese le dissolvenze quasi liquide lasciano sospesi i soggetti fra linee sottili e e da velature di colore instabili in un momento di manifestazione ancora in divenire. Sebbene non propriamente non astratte, troviamo poi incluse in questa selezione anche le narrazioni surreali di Ciro Palumbo, in quanto queste piano condividere la medesima volontà di lasciare la narrazione aperta, astenendosi dal determinare un indirizzo di lettura unico dell'immagine: così, come nel caso delle altre opere astratte, l'autore lascia piuttosto lo sguardo dell'osservatore vagare sulla tela per poi posarsi sui vari elementi che, come indizi o attracchi, ha disseminato. Resistono parimenti a possibilità uniche di lettura anche le opere di un astrattismo più segnico, come quello di Capogrossi, Enrico Baj, Emilio Scanavino o Valentino Vago: qui il segno e i caratteri si emancipano da qualunque codice riconoscibile, e quindi dalla possibilità di linguaggio e significazione. Lo stesso approccio al rapporto pittura/significazione paiono condividerlo anche l’astrazione segnica ispirata al mondo vegetale di Anna Marzuttini, l’accumulazione di caratteri liberi di Aleksandar Dimitrijevic, le opere della giovane vincitrice del premio Combat 2018, Caterina Silva, che considera la sua pratica pittorica una lotta con il linguaggio e i suoi sistemi di classificazione. Altrettanto legata a una dimensione pre-linguistica, e pre concettuale, è anche l’opera di Anna Capolupo vincitrice della sezione Grafica del Premio Combat 2016, che cerca il manifestarsi dell’invisibile dalla memoria tramite un suo trasformarsi e un suo divenire sui e con i materiali. In questa selezione si è deciso poi di includere anche una serie di opere fotografiche come quelle di Giorgia Valli o Anna Linda Knoll, dove il soggetto delle nuvole o la presa ravvicinata delle texture vegetali, similmente agiscono liberamente sulla scena creando autonomamente una propria narrazione non univoca, a partire da una pura composizione astratta di crome e atmosfere e già indipendente dalla volontà di formulazione delle autrici. Similmente anche l'opera Josepha Gash-Muche pare resistere a qualunque solida definizione tipica dell'oggetto scultoreo, nelle sue frammentate superfici rifrangenti che ne aprono la forma a molteplici modalità atmosferiche e luminose di manifestazione. Tutti questi artisti sono accumunati dal rifiuto della forma esplicita, indagando in diversi modi tramite cui l'astrazione permetta di esplorare una dimensione pre-linguistica e pre-materiale, con cui eludere o superare le strutture canoniche di produzione di senso. In questo senso, questi autori sviluppano in modi diversi un approccio all’opera che procede per allusioni, suggerendo forme nel loro divenire sul medium scelto, e sempre in un delicato equilibrio fra controllo e volontà dell’autore, istinto, e causalità della materia. _________ ENG The works included in this selection from the Lucca Art Fair present a similar approach to the artistic act, which lets forms manifest themselves freely, according to what the pictorial motions, masses of color or the process of creation tend to suggest in their becoming. For most of these artists this results into a more typical gestural and visceral approach to the canvas, which often implies a physical engagement aimed at activating and releasing the energies of colors as in the best tradition of abstract expressionism here represented by a historical name me Paul Jenkins or the aggressive and almost furious motions of Appel Karen, but also by new names such as Sandra Bertocco, Dragana V. Streganovic, Florence Solvay, Leonardi Ciccarelli, Juan Carlos Carmona, Maribel Baracelò, Marta Dunal or Sylvia Grauer. The choice of the abstract thus allows the pictorial gesture to be freed from the need to delineate, to define forms, becoming a simple instrument through which these come to manifest themselves. This approach becomes even more extreme, however, when the process implies a chemical experiment on the evolution and interaction of materials, such as in Stefan Milosavljevic's fascinating research: here the testosterone-soaked brush transforms the composition of color bands in marker pen to give rise to a decomposed rainbow, an aesthetic testimony to a natural and uncontrollable chemical process underlying human and social behavior. Even when the scene becomes more defined as in the case of Serbian artist Goran Dragas, the silhouettes seem to float in hazy chromatic motions of an image still in the process of becoming, suspended in a flow of suggestions that will only shape it later in interacting with the visual and personal memories and experiences in the mind of the viewer, at the time of image processing. Also in the work of Françoise de Felice, Alba Dieni, Eliana Marinari and Giuseppe Inglese the almost liquid fades leave the subjects suspended between thin lines and and by unstable veils of color in a moment of manifestation still in the making. Although not strictly non-abstract, we then find included in this selection also the surreal narratives of Ciro Palumbo, as these plan share the same desire to leave the narrative open, refraining from determining a unique reading address of the image: thus, as in the case of the other abstract works, the author rather lets the viewer's gaze wander on the canvas and then settle on the various elements that, as clues or moorings, he has disseminated. The works of a more sign-like abstractionism, such as those of Capogrossi, Enrico Baj, Emilio Scanavino or Valentino Vago, similarly resist unique possibilities of reading: here sign and characters emancipate themselves from any recognizable code, and thus from the possibility of language and signification. The same approach to the painting/signification relationship also seems to be shared by Anna Marzuttini's sign abstraction inspired by the plant world, Aleksandar Dimitrijevic's accumulation of free characters, and the works of the young winner of the 2018 Combat prize, Caterina Silva, who considers her painting practice a struggle with language and its systems of classification. Equally linked to a pre-linguistic, and pre-conceptual dimension, is the work of Anna Capolupo winner of the Graphic section of the 2016 Combat Prize, who seeks the manifestation of the invisible from memory through its transformation and becoming on and with materials. This selection also include a series of photographic works such as those by Giorgia Valli or Anna Linda Knoll, where the subject of clouds or the close take of plant textures, similarly act freely on the scene independently creating their own non-unique narrative, starting from a pure abstract composition of chromes and atmospheres and already independent of the authors' will to formulate. Similarly, the work Josepha Gash-Muche also seems to resist any solid definition typical of the sculptural object, in its fragmented refracting surfaces that open the form to multiple atmospheric and luminous modes of manifestation. All these artists are accumulated by the rejection of explicit form, investigating in different ways through which abstraction allows for the exploration of a pre-linguistic and pre-material dimension by which to circumvent or overcome the canonical structures of sense production. In this sense, these authors develop in different ways an approach to the work that proceeds by allusion, suggesting forms in their becoming on the chosen medium, and always in a delicate balance between the author's control and will, instinct, and causality of the materials.
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Le opere della collezione