I luoghi dell’immaginazione. Eterotopia e sogno - T.O.E. Art Market
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“I luoghi dell’immaginazione. Eterotopia e sogno” curated by Erica Massaccesi
I luoghi dell’immaginazione. Eterotopia e sogno
La collezione “I luoghi dell’immaginazione. Eterotopia e sogno” è un viaggio immaginifico attraverso le opere degli artisti selezionati, che siano essi storicizzati o emergenti. Se da un lato le eterotopie, teorizzate da Michael Foucault nel suo libro Utopie, Eterotopie, sono luoghi reali fuori da tutti i luoghi, dall’altra i sogni sono dei mondi magici al di là del reale o, come scrive il filosofo Gaston Bachelard, uno stato di coscienza. Eppure, questi due concetti hanno un elemento in comune: si aprono all’immaginazione del singolo. Sono come delle porte socchiuse, nessuno sa esattamente cosa ci sia oltre, ma è proprio in quel momento che il fantastico potrebbe prendere il sopravvento, aprendo la mente a infinite possibilità. Gli spazi eterotopici, infatti, si plasmano da paesaggi tangibili, costruendo modelli alternativi, separati dalla quotidianità. Esprimono perciò altre possibilità di esistenza, pur rimanendo in contatto con il luogo di origine. Secondo Foucault questi luoghi possono essere dei cimiteri, dei teatri, cinema, treni, giardini, camere d'albergo o prigioni. Ma possono essere anche degli oggetti come una nave o uno specchio, in cui vedere una superfice del tutto aperta e connessa ad una ipotetica verità. Sotto quest’ottica vengono viste le opere di Tina Sgro, Michelangelo Pistoletto e José Luis Moren Gámez, i quali ritraggono con diversi mezzi una zona specchiante, mostrandone funzioni differenti. ConTatto di Pistoletto è emblematica, poiché le mani serigrafate tendono a toccarsi, riflettendosi vicendevolmente e aprendo nuovi scenari possibili. Nella fotografia di Zhanna Stankovych è la nave ad essere la protagonista, mentre Matthias Krispien ritrae paesaggi avvolti nella nebbia, a metà tra sogno e immaginazione. Ecco allora che la visione di Bachelard entra dirompente nella selezione delle successive opere. Il ponte di contatto è la serie di Martin Gut Lucerne on Lockdown, dove anch’esso raffigura una città reale, ma vuota e capovolta. Il viaggio, quindi, continua: da una parte l’installazione di Silvia Inselvini e Agnese Spolverini, i dipinti di Diana Höding e le fotografie di Bernard Merces e DISCIPULA richiamano un’atmosfera onirica, legata ad ossessioni, letti sfatti, strade vuote e luci spente, dall’altra la fantasia prende il sopravvento per ridefinire una nuova percezione dello spazio tangibile e intangibile. Le due opere simbolo sono La Costellazione di Bruno Munari e Spatial Concept N.1 di Lucio Fontana, la prima del tutto legata ad una dimensione ancora fanciullesca dell’immaginazione, la seconda invece esplica la concezione del pioniere dello spazialismo, che con le sue tele è riuscito a valicare la bidimensionalità del medium artistico. Per questo, Barbara De Vivi con Medea, Fabio Adani con Suggestioni #1 e Limes #15 o Lorenzo Mini con Altrove#05 sono più vicini ad una visione fantastica, mentre Franco Angeli, Grazia Giovannetti o le sculture in porcellana di Kouzo Takeuchi ridefiniscono gli ambienti in modo geometrico. Infine, i collage di Dejan Markovic o le tele di Geert Lemmers arrivano al grado massimo di immaginazione, disintegrando persino lo spazio.

The collection “Imagination places. Heterotopia and dream” is an imaginative journey through the artworks of selected artists, both emergent and historicized. If on the one hand heterotopias, theorized by Michel Foucault in his book Utopias, Heterotopias, are real places outside from all the places, on the other dreams are magical worlds beyond reality or, as the philosopher Gaston Bachelard writes, a state of consciousness. Yet these two concepts have one thing in common: they open up to the imagination of the individual. They are like half-closed doors, no one knows exactly what there is beyond but it is right at that moment that the fantastic could take over, opening the mind to infinite possibilities. Heterotopian places indeed, shape themselves from tangible landscapes, building alternative models, separated from everyday life. They express therefore other possibilities of existence while remaining in contact with the place of origin. According to Foucault, these places may be cemeteries, theatres, cinemas, trains, gardens, hotel rooms, or prisons. But they also may be objects as a ship or a mirror, in which we see a completely open surface or are connected to a hypothetical truth. Tina Sgro’s, Michelangelo Pistoletto’s, and José Luis Moren Gámez’s artworks can be seen from this point of view, portraying with different media a mirror area, showing different functions of it. Pistoletto’s ConTatto is emblematic, as the screen-printed hands tend to touch themselves, reflecting each other and opening new possible scenarios. In Zhanna Stankovych’s photography, the ship is the main character, whereas Matthias Krispien portrays landscapes shrouded in the fog, halfway between dream and imagination. Bachelard’s vision enters then disruptively in the selection of the following artworks. The bridge of contact is Martin Gut’s series Lucerne on lockdown, where he too draws a real city but empty and upside down. Therefore the journey continues: on the one hand Silvia Inselvini and Agnese Spolverini’s installations, Diana Höding’s paintings, Bernard Merces’ and DISCIPULA’s photographies recall to a dreamlike atmosphere, linked to obsessions, undone beds, empty streets, and unlit lights, on the other one fantasy takes over to redefine a new perception of the tangible and intangible space. The two symbol artworks are La Costellazione of Bruno Munari and Spatial Concept n.1 of Lucio Fontana, the first completely linked to a still childlike dimension, the second instead explains the pioneer of spatialism concept that with his canvases managed to cross the two-dimensionality of the artistic media. Thus, Barbara De Vivi with Medea, Fabio Adani with Suggestion #1, and Limes #15 or Lorenzo Mini with Altrove#5 are closer to a fantastic vision whereas Franco Angeli, Grazia Giovannetti, or Kouzo Takeuchi’s porcelain sculptures redefine ambients in a geometrical way. Finally, Dejan Markovic’s collages or Geert Lemmer's canvases get to the maximum point of imagination, disintegrating the space itself.
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