Epifanie Interiori - T.O.E. Art Market
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“Epifanie Interiori” curated by Elisa Carollo
Epifanie Interiori
Questa collezione riunisce opere in cui la realtà, recuperata tramite processi memoriali, viene deformata e amplificata dalle emozioni emozioni e suggestioni che l'accompagnano. Si tratta di immagini innanzitutto mentali dai titoli spesso poetici e volutamente evocativi, in cui le scelte cromatiche, le regole della prospettiva e le proporzioni vengono alterate, al fine di restituire una rielaborazione interiore d degli eventi. Gli "stati di percezione" interna, perlopiù subconsci, entrati nella coscienza sotto forma di immagini, vengono quindi riproiettati da questi artisti all'esterno come nuove immagini per poterli leggere e decifrare. L'approccio narratologico nella definizione dell'immagine consiste in questo caso nel vedere con la "vista" interiore del ricorso, incrociando luoghi e tempi per riscostruire la realtà diacronica e sincronica dell'Io, e investigarne i significati più reconditi. Guardando quindi all'interno piuttosto che dall'esterno nel nutrire la propria opera, nel poter intraprendere viaggi interiori l'artista si trova in qualche modo in una posizione privilegiata rispetto gran parte della popolazione, ma sente proprio per questo anche una responsabilità di condivisione di queste scoperte tramite narrazioni visive che attivare poi simili processi di interiorizzazione ed elaborazione anche nell'osservatore. Come evidenziato anche da Calvino, le esperienze sensibili e in particolare visive hanno un'importanza fondante tanto nella visualizzazione quanto nella espressione esterna del pensiero del sé, e della nostra idea del sè in relazione con il mondo. Tramite questo processo dunque improvvise epifanie hanno modo di manifestarsi, permettendo di delineare, ricostruire e dare una forma al rimosso. Riemergono così piccoli o grandi traumi in cui incorriamo nel corso della nostra vita, e nei processi di formazione della nostra persona. In queste opere, gli elementi autobiografici si mescolano però poi fluidamente anche a rimandi alla storia dell'arte, e a suggestioni dall'onirico. I contorni e i tratti dei volti che popolano queste immagini si fanno volutamente indefiniti, o addirittura del tutto assenti, appartenendo già ad un’universo poetico altro, che vuole rimanere aperto anche alla possibile proiezione dell’osservatore delle proprie memorie e dei personaggio del proprio vissuto, in quelle sagome. Dalle scene a sfondo bucolici di Adelisa Selimbašić (Karlsruhe 1996), Barbara De Vivi (Venezia, 1992), Greta Pllana (Durrës, 1992) fino a sagome ed impressioni di momenti che rimandano inconsciamente all’infanzia come in “Mother Love” dell’americano Kostabi Mark (Los Angeles, 1961) o “L’odore delle Cose” di Thomas Berra (Desio, 1986) e nelle scene di gioco dello spagnolo Rafael Jimenez Reyes (Córdoba, 1989) e del giovane talento emerso recentemente dalla scena veneziana di Francesco Casati (Verona, 1990), in tutte queste opere i confini fra reale e finzione, fra figurazione ed astrazione vengono a dissolversi fluidamente, così che, rifuggendo ogni autoreferenzialità, la narrazione personale dell'autore possa essere traslata ad un livello poetico altro, di potenziale empatia universale. Nel processo di osservazione del quadro il soggetto-lettore si trova quindi di fronte a diverse possibilità memoriali ed emotive di immedesimazione, che lo portano ad intraprendere a sua volta un viaggio interiore. In tal modo, la contemplazione del quadro ha la possibilità di convertirsi in invito all'introspezione, in un processo di condivisione di possibili epifanie interiori. L'opera diviene dunque anche potenziale strumento terapeutico, nella possibilità che offre di andare alla superficie dello scorrere degli eventi, per recuperare momenti e interrogarne il senso, all'interno del nostro percorso personale ed esperienza del mondo e dell'altro. Queste opere consentono dunque di connettersi al vissuto personale, per ricordare l'intensità di esperienze che ci hanno in qualche modo toccato e formato, e soprattutto riconoscerne così significati e valori all'interno del nostro percorso biografico e di esperienza del mondo. Un punto di partenza e pretesto per un’osservazione intima del Sè e delle proprie esperienze, in quello spazio dialettico di confronto e comparazione con l'altro.

This collection brings together works in which the reality, retrieved through memorial processes, is deformed and amplified by the emotions and suggestions that accompany it. These are first of all mental images with titles that are often poetic and intentionally evocative. Chromatic choices, the rules of perspective, and the proportions are altered, in order to return an interior reworking of the events. In this way, the mostly subconscious internal "states of perception”, which entered the consciousness in the form of images, are then reprojected by these artists outside as new images, as a way to read and decipher them. Therefore, the narratological approach in the definition of the image consists in this case in seeing with the inner "sight" of the recourse, crossing places and times to rebuild the diachronic and synchronic reality of the Ego, and investigate its innermost meanings. In looking inside rather than outside in nourishing these works and in being able to undertake these inner journeys, the artist founds himself indeed somehow in a privileged position compared to most of the population. For that reason, he also feels a responsibility to share these discoveries through visual narratives that then activate similar processes of internalization and elaboration in the observer. As Calvino also pointed out, the sensory experiences, and the visual ones, in particular, have fundamental importance both in the visualization and in the external expression of the thought of the self, and of our idea of the self in relation to the world. Eventually, through this process sudden epiphanies manifest themselves, allowing to outline, reconstruct and give a form to the repressed. Small or big traumas which we incur during the course of our life, and in the processes of formation of our person, re-emerge. In these works, however, the autobiographical elements are also mixed fluidly with references to the history of art and suggestions from the oneiric. The contours and features of the faces that populate these images are deliberately undefined, or even completely absent, already belonging to another poetic universe, which wants to remain open to the possible projection of the observer of his memories and characters of his own experience, in those silhouettes. From the scenes staged in the bucolic background of Adelisa Selimbašić (Karlsruhe 1996), Barbara De Vivi (Venice, 1992), Greta Pllana (Durrës, 1992) to the silhouettes and impressions of moments that unconsciously recall childhood as in "Mother Love" by the American Kostabi Mark (Los Angeles, 1961) or "L'odore delle Cose" by Thomas Berra (Desio, 1986) and in the game scenes of the Spanish Rafael Jimenez Reyes (Córdoba, 1989) and of the young talent recently emerged from the Venetian scene of Francesco Casati (Verona, 1990) — in all these works the boundaries between reality and fiction, between figuration and abstraction are fluidly dissolved: in this way, the author is able to avoid any self-referentiality, and his personal narration can be transferred to another poetic level of potential universal empathy. Eventually, In the process of observing these paintings, the subject-reader is therefore faced with various memorial and emotional possibilities of identification, which in turn lead him to undertake an inner journey. The contemplation of the painting can become an invitation to introspection, in a process of sharing possible inner epiphanies. The work of art thus also becomes a potential therapeutic tool, in the possibility it offers to go to the surface of the flow of events, to recover moments and question their meaning, within our personal journey and experience of the world and of the other. These works, therefore, allow us to connect to personal experience, to remember the intensity of experiences that have somehow touched and formed us, and above all to recognize their meanings and values within our biographical journey and experience of the world. A starting point and a pretext for an intimate observation of the Self and of one's own experiences, in that dialectical space of comparison and contrast with the other.
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