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STRUTTURA, BEN ORMENESE - T.O.E. Art Market

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Original Art for sale | Painting

BEN ORMENESE
Italy

Represented by: PoliArt Contemporary
Views: 98

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STRUTTURA
1974
cm 138x148
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About the artist
Note biografiche (Courtesy Archivio Ormenese) Ben Ormenese nasce a Prata di Pordenone nel 1930. Abbandonata la facoltà di Architettura, nei primi anni Sessanta decide di dedicarsi interamente alla pittura, trasferendosi a Milano. Sono anni di un’evoluzione precoce, che lo porta a indagare le potenzialità del colore, attraverso la determinante influenza dell’informale più iconoclasta. Ma la vocazione dell’artista friulano è legata alla costruzione e, dunque, già dal 1964, cominciano le sue ricerche strutturali in legno, considerando il quadro come un elemento che si fa nello spazio, quasi mosso da propulsioni dinamiche interne. È nel 1964 la mostra alla Galleria San Luca di Verona e nel 1966 alla Galleria Vinciana di Milano. Nella sua netta direzione oggettuale, Ormenese sarà sempre attento alle condizioni percettive delle opere, allo scarto che si verifica tra la superficialità illusoria degli incastri delle sue forme e la plasticità tangibile di quelle stesse forme: le sue aggregazioni non solo si collocano sulla superficie e nello spazio, ma creano superficie e spazio. È in tale ambito di ricerca che già dalla metà degli anni Sessanta inizia il ciclo LAM (strutture lamellari), nelle quali piccole tele sono incastonate in tavole di legno più grandi e inserite in teche di metacrilato dipinto dall'interno. In questo ciclo, oltre allo sconfinamento della quadratura, emerge l’interesse per gli effetti della luce (e delle conseguenti ombre), contemporaneamente alle più avanzate ricerche cinetiche, analitiche e oggettuali europee. Indaga la luce, il colore e in parte il movimento percettivo, per la creazione di zone di ambiguità in cui è difficile distinguere tra ciò che è presente e ciò che è assente, ma in cui lo spazio continua come a sgorgare dell'opera. Contestualmente Ormenese continua le sperimentazioni sul legno, che modella, vernicia, brucia persino, in un continuo sconfinamento delle opere sia orizzontalmente che verticalmente. È con questi cicli di opere, i Legni laccati, i Legni bruciati e le Strutture, che approda alla Galleria Blu (1968) e alla Galleria Vismara (1969 e 1970) di Milano, alla Galleria Sur di Santander in Spagna (1967), alla Galleria Falchi (1969, 1970 e 1974), al Palazzo della Permanente (1971) sempre a Milano e a Art Basel in Svizzera (1971). Nella mostra collettiva del dicembre 1970 alla Galleria Vismara espone, tra gli altri, con Marina Apollonio, Jean Arp, Azuma, Max Bill, Agostino Bonalumi, Arturo Bonfanti, Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Mario Nigro, Marc Tobey. Alla collettiva della Galleria Falchi nel 1975, Ormenese espone, tra gli altri, con Fautrier, Burri, Riopelle, Capogrossi, Schumacher, Fontana, Tapies, Nicholson, Rauschenberg, Stella, Jenkins, Wahrol e Canonico. È proprio l’incontro con i galleristi Zita Vismara e Silvano Falchi (già direttore della Galleria Blu), il momento determinante di questi anni, per dare fiducia ad una ricerca forse troppo rigorosa e solitaria. Nell’arco di pochi anni vengono organizzate mostre in Italia e all’estero, dalla Galleria Il Traghetto di Venezia (1972), alla Galleria Ravagnan di Venezia (1976), alla Galleria Teufel di Köln e di Koblenz (1972), alla Galleria L’Argentario di Trento (1973), alla Galleria Centro di Brescia (1974), alla Galleria Penna di Messina (1975), e alla Royal Academy di Londra, nel 1978. Nel 1973 un numero della rivista “Incontri d’Arte”, con un testo di Pedro Fiori, è dedicato a Ormenese. Nel 1979 le sue opere sono alla mostra “Falchi Proposta 79” alla Galleria Falchi di Milano, con Buccheri, Canonico, Conti, Frattini, Lerpa, Manas, Sasso e Tudor. Il giovane critico Luciano Caramel s’interessa al suo lavoro, intuendone le fondamentali potenzialità innovative. Tuttavia, lo schivo Ormenese, improvvisamente, dopo una grave crisi che lo porta a distruggere gran parte del suo lavoro in un notturno e silenzioso falò, preferisce ritirarsi nella sua Sacile, nella quale continuerà la ricerca in solitudine. Nel 1993, tre sue opere sono esposte alla mostra “Gli artisti di Silvano Falchi”, in occasione della scomparsa del gallerista milanese. Tra gli altri artisti, ci sono opere di Sam Francis, Gastone Biggi, Franco Garelli, Paolo Conti, Sandro Martini, Fernando Picenni, Mario Raciti, Emilio Scanavino, Alberto Burri, Paul Jenkins, André Bodin, Carlos Cruz-Diez, Jean Fautrier, Hans Hartung, André Masson, Philippe Morisson, Victor Pasmore, Serge Poliakoff, Hans Richter, Jean Paul Riopelle, Emil Schumacher e William Scott, Ma per vent’anni, fino al 1997, nessuno saprà più nulla di Ormenese. Tuttavia lavorerà instancabilmente con la sua assoluta padronanza sperimentale, sino alla creazione di particolari sculture lignee, nelle quali, sempre procedendo per aggregazione strutturale, insegue un tentativo folle e sublime insieme di cogliere la consustanzialità, contraddittoria ma certa, di presenza e assenza, di aniconicità e figura. Nel 1998 la Galleria PoliArt di Bologna, dopo una lunga ricerca riesce a convincere Ormenese a rientrare sulla scena artistica e organizza una retrospettiva in collaborazione con la Galleria Paolo Nanni (già Galleria La Loggia), con un catalogo a cura di Leonardo Conti. Ricomincia così l’attività espositiva del maestro. Negli ultimi anni del secolo esaurisce la fase dedicata alle rare sculture degli anni novanta, nelle quali, mantenendo il suo metodo compositivo per aggregazione modulare, giunge prima ad esiti di violento espressionismo e poi all’inedito ossimoro visivo dell’astrazione iconica. Comincia con il 2000 un momento di sintesi, nel quale confluiscono tutte le ricerche del maestro, utilizzate ora per le estreme ricerche sulla costruzione con la luce. Del 2000 è la mostra allo Studio GR di Sacile di Giovanni Granzotto. Il critico friulano, interessato alla riscoperta del Cinetismo, invita Ormenese alle più importanti mostre dedicate al movimento cinetico europeo. Gli aspetti cinetici del lavoro di Ormenese erano da sempre presenti pur non essendo il cuore della sua ricerca. Nel 2001 è la mostra allo Studio F22 di Brescia. Del 2002 sono le mostre alla Galleria Tarozzi di Pordenone e alla Galleria Margutta di Roma, con Costalonga, Conti, Le Parc, Garcia Rossi e Sobrino. Nel 2002 è invitato alla mostra "Testimonianze del Cinetismo in Francia e in Italia" a fianco di Julio Le Parc, Horacio Garcia Rossi, François Morellet, Hugo Demarco, Francisco Sobrino, Alberto Biasi, Paolo Conti, Franco Costalonga e Jorrit Tornquist, prima ai Musei di San Salvatore in Lauro di Roma e poi alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Spoleto. Nello stesso anno la rivista “I Quaderni della Brianza” gli dedica la copertina. Cominciano i cicli delle Fluttuazioni e Levitazioni, nei quali Ormenese riprende il suo lavoro sull’identificazione di una luce strutturale, utilizzata ora per costruire i campi aperti delle sue opere: i due cicli vengono esposti nel 2003 nella doppia mostra antologica con Franco Costalonga, intitolata "I silenzi e rumori della ricerca", nel Museo Nazionale di Villa Pisani a Strà. In occasione della mostra alla PoliArt Contemporary di Milano nell’aprile del 2004, incentrata su Levitazioni e Fluttuazioni, la compositrice Paola Samoggia gli dedica un Fotogramma musicale intitolato "Purpurea Melancolia". Nello stesso anno partecipa alla mostra "Dipingendo l’Europa. Dal Po alla Senna , in viaggio fra costruttivismo e arte cinetica", al Complesso Monumentale di Sant’Ignazio, in occasione di Genova 2004 Città Europea della Cultura. Sono anni di ricerca febbrile, nei quali Ormenese scompone e ricompone la luce per costruire opere che sono veri e propri dispositivi estetici. Tra il dicembre del 2004 e il gennaio del 2005 si tiene la mostra “Ben Ormenese. Mostra antologica” nella Villa Brandolini di Solighetto a Treviso. Del 2005 è la mostra antologica all’Università di Innsbruck: sono esposti anche i Teatrini, opere nelle quali spesso il piano di costruzione s'incurva per distribuire la luce strutturale. Del 2006 è l’antologica "Teatrini e altre apparizioni" al Palazzo del Senato di Milano. Dello stesso anno è la doppia mostra personale “Ben Ormenese e Francisco Sobrino” alla Galleria d’Arte Moderna Manes di Praga. Sempre nel 2006 è invitato alla mostra "Testimonianza dell’arte cinetica in Italia e in Russia" al Museo Hermitage di San Pietroburgo. Ancora del 2006 è la mostra “Ben Ormenese. Opere 1960-2006” ai Musei di San Salvatore in Lauro di Roma. Nel 2007 è invitato alla mostra “Il Cinetismo dalle origini ad oggi” alla Galleria d’Arte Moderna di Lubiana, con Biasi, Costalonga, Landi, Rotta Loria, Tornquist, Demarco, Garcia Rossi, Le Parc e Sobrino. Sempre del 2007 è la mostra “Ben Ormenese e la forma virtuale”, al Loggiato di San Bartolomeo a Palermo. Ancora nel 2007 è invitato alla mostra “Il cinetismo sub-cisalpino. Arte programmata ieri e oggi”, alle Officine H di Ivrea. Nel 2008 è invitato alla National Gallery in Prague alla mostra “Movement as a message”, con, tra gli altri, Alviani, Anceschi, Boriani, Chiggio, Colombo, Costa, Devecchi, Landi, Mari, Massironi, Morellet, Munari, Stein, Varisco e Yvaral. Nel 2008 la PoliArt Contemporary gli dedica la mostra "La macchina estetica", dedicata alle opere degli anni Sessanta e Settanta, prima della crisi del 1978: la sera del vernissage il cantante lirico Giancarlo Boldrini canta sulla musica di Paola Samoggia dedicata all’artista. Ormenese ha già cominciato a lavorare al ciclo dei Teatrini musicali. Nel 2009 espone all’Istituto Italiano di Cultura di Praga nella mostra intitolata “Ben Ormenese e la luce del nord est” e poi a Palazzo Flangini Regazzoni Biglia di Sacile, in una grande retrospettiva “Ben Ormenese. Per un instabile equilibrio”. In questi anni scrivono dell’artista Giovanni Granzotto, Leonardo Conti, Dino Marangon, Giovanna Barbero, Anselmo Villata, Aleksander Bassin, Elsa Dezuanni, Lorena Gava, Alberto Pasini e Giovanni Simoneschi. Dello stesso 2009 è la personale alla Civica Galleria d'Arte di Capella Maggiore “Ormenese, luce e materia delle colline”. Espone a "Stemperando, IV edizione 2010", a Torino, Cosenza e Roma. Del 2010 è anche “Luce raggiunta infine....Ben Ormenese”, alla Iris punto arte e Comune di Marcon. Tra il novembre 2010 e febbraio 2011 è la doppia mostra personale “Sara Campesan e Ben Ormenese. Arte scienza progetto colore” al Museo Civico di Santa Caterina di Treviso, Nel 2012 è invitato alla mostra “Arte programmatica e cinetica”, alla GNAM Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, con, tra gli altri, il Gruppo N, il Gruppo T, il Gruppo MID, il Gruppo 63, il Gruppo Uno, il GRAV, il Gruppo Zero, oltre a Cruz-Diez, Soto, Schöffer, Vasarely, Apollonio, Dadamaino, Finzi e Vigo. Nel 2013 è invitato alla mostra “La linea e il circolo” alla PoliArt Contemporary di Rovereto, con, tra gli altri, Le Parc, Biasi, Bonalumi, Casentini, Licata, De Nisco, De Angelis, Conti e Gironi. Sempre nel 2013 espone allo Studio d'Arte GR di Sacile, “Ben Ormenese allo studio G.R”. Ormenese muore il 15 luglio del 2013. Nel 2014 la PoliArt Contemporary di Milano organizza una personale con l’ultimo ciclo di lavori del "Periodo bianco", al quale il maestro stava lavorando da due anni per la mostra milanese. Nasce l’Archivio Ormenese per volontà del maestro presso la Galleria PoliArt di Milano. Sempre nel 2014 le sue opere sono esposte a "La percezione creativa a nordest" a cura di Duilio Dal Fabbro, a Palazzo Todesco di Vittorio Veneto. Nel 2019 due opere di Ormenese sono presenti alla mostra "Lucio Fontana. La sua lunga ombra, quelle tracce non cancellate", al Museo Archeologico Regionale di Aosta, con, tra gli altri, artisti come Edmondo Bacci, Remo Bianco, Enrico Castellani, Roberto Crippa, Mario Deluigi, Domenico D’Oora, Gianni Dova, Virgilio Guidi, Giovanni Lombardini, Piero Manzoni, Umberto Mariani, Sandro Martini, Gino Morandis, Nunzio, Cesare Peverelli, Fernando Picenni, Saverio Rampin, Giuseppe Santomaso, Paolo Scheggi, Turi Simeti, Ettore Spalletti, Tancredi e Vinicio Vianello. Tra il dicembre 2019 e marzo 2020 è invitato alla mostra "Lucio Fontana. E i mondi oltre la tela, tra oggetto e pittura", alla Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone. Del 2021 è la mostra antologica "Ben Ormenese e i suoi tempi", alla Pinacoteca Comunale "Antonio Sapone" di Gaeta, a cura di Leonardo Conti, con testi critici di Dino Marangon, Giorgio Agnisola e Marcello Carlino. Courtesy Archivio Ormenese